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Lee Konitz

Da bambino impara, da autodidatta, a suonare la fisarmonica per passare poi, influenzato dal suono di Benny Goodman, al clarinetto. Konitz, allora undicenne, aspira a suonare in qualche piccola orchestrina e capisce che per realizzare il suo sogno è meglio imparare a suonare anche il sassofono tenore. Studia il jazz essenzialmente con Lennie Tristano (la cosiddetta corrente cool-jazz), impronta che gli resterà per tutta la carriera.

Nel 1943, ormai divenuto musicista professionista, per suonare nell'orchestra di Jerry Wald, prende in mano anche il sassofono contralto. In questa fase la sua evoluzione artistica è fortemente influenzata da Lennie Tristano, il pianista suo concittadino di appena otto anni più vecchio, di cui diviene allievo fedele.

Le influenze tristaniane sono già evidenti nelle sue prime incisioni del 1947 con l'orchestra di Claude Thornhill. Qui conosce altri due musicisti molto importanti per il suo futuro artistico: Gil Evans e, soprattutto, Miles Davis. Quest'ultimo stava per creare un suo gruppo - conosciuto come Tuba Band - di cui fecero parte, oltre a Davis e Konitz, altri futuri protagonisti della scena jazzistica mondiale quali Gerry Mulligan e Max Roach. Con Davis realizza anche il capolavoro Ezz-thetic, scritto dal giovane genio George Russell.

Nel 1952 entra come guest soloist nell'orchestra di Stan Kenton, con la quale realizza In lighter vein, concertino per saax e orchestra scritto e arrangiato da Bill Holman. Nel frattempo continua a collaborare con Tristano (Intuition e Digression, del 1949, sono i primi brani totalmente improvvisati mai incisi - ovvero gli antenati del free jazz), Billy Bauer, Gerry Mulligan, Chet Baker, Sal Mosca e soprattutto il suo alter-ego tenoristico Warne Marsh.

Tipico di Konitz è la costanza con cui ritorna ad esplorare gli stessi standard, trovando sempre qualcosa di nuovo e interessante da dire; un bell'esempio è il disco Motion, realizzato nel 1960 in trio con il batterista Elvin Jones. Subisce spesso il fascino del duetto, a partire da The Lee Konitz duets, con Jones, Eddie Gomez, Jim Hall, Karl Berger, Dick Katz, Joe Henderson, Richie Kamuca, Marshall Brown e Ray Nance. Dagli anni '60 in avanti Lee ha scelto la carriera di solista free-lance, suonando spesso con sconosciute ritmiche locali - a volte di qualità discutibile, e a volte incontrando grandissimi musicisti come Bill Evans, Charles Mingus, Martial Solal, Bob Brookmeyer, Paul Motian, Paul Bley, Albert Mangelsdorff, Lars Gullin, Henri Texier, Charlie Haden, Phil Woods, Art Pepper, Ornette Coleman, Red Rodney, Brad Mehldau, Dave Holland, Kenny Wheeler, Bill Frisell ed altri.

In Italia ha suonato con Renato Sellani, Glauco Venier, Enrico Pieranunzi, Barbara Casini, Franco D'Andrea ecc.

Lee Konitz è una delle ultime leggende viventi della musica Jazz. Colosso indiscusso dell’arte dell'improvvisazione, continua a stupire per la sua straordinaria originalità espressiva che lo portò già alla fine degli anni ‘40 ad essere considerato uno degli artisti più geniali del suo tempo. Ascoltare Lee Konitz significa incrociare una delle personalità più complesse e interessanti del Jazz del dopoguerra. La sua musica è tra le più sottilmente mobili e ambigue: chi lo classifica come esponente del Cool Jazz ne riduce semplicisticamente il profilo artistico, che invece è caratterizzato da incredibile molteplicità di visuali. In quarant’anni di attività, Lee Konitz come Miles attraversa tutti i grandi cambiamenti e le rivoluzioni della storia del Jazz: partecipa alle memorabili sessions del ’49 con Tristano e alla registrazione del capolavoro “Birth Of The Cool” a fianco della tromba di Miles Davis; negli anni ’60 affronta una serie di esperienze decisamente d’avanguardia con una serie di duetti che precorrono chiaramente il Jazz degli anni ’70. Oggi Lee rimane uno dei più lucidi stilisti del Jazz, sempre perfettamente cosciente dei suoi mezzi e dei suoi obiettivi, sempre assolutamente onesto nei confronti della musica, sempre fedele al suo mondo poetico dove creatività e distaccato autocontrollo trovano una irripetibile sintesi.


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