Francesca Sortino: un talento confermato da musicisti e critici del mondo del jazz. Ha un sorprendente e innato senso musicale della frase,
una forte intensità interpretativa, dovuta anche alla sua incisiva personalità. La raffinata interprete romana ha collaborato e collabora con
numerosi musicisti italiani e stranieri tra i quali citiamo Eliot Zigmund, Jim McNeely, Enrico Pieranunzi, Maurizio Giammarco, Fabrizio Sferra,
Irio De Paula, Rodrigo Botter Maio, Harvie Swartz, Rick Margitza, Sandro Gibellini, Romano Mussolini, Eddie Henderson, Renato Chicco,
Robert Bonisolo, Lorenzo Tucci, Pietro Ciancaglini e Pietro Lussu. Numerose sono le Rassegne ed i Festival a cui ha partecipato, e si è esibita
nei più importanti e prestigiosi jazz club in Italia e all'estero. Ha partecipato a trasmissioni radiofoniche e televisive quali "Radiouno Serata Jazz",
"Omnibus", "A Tutto Jazz", "500 Ma Non Li Dimostra", "Mille Lire Al Mese".
With My Heart In A Song, il suo esordio discografico inciso per la Soul Note a New York nel '98 con Jim McNeely, Harvie Swartz, Eliot Zigmund e
Rick Margitza, ha ricevuto ottime critiche sulle più importanti riviste specializzate, quali "Jazz Magazine", "Audio Review", "Musica Jazz", ecc.
Di Francesca Sortino è la voce che abbiamo ascoltato nel brano Doo-uap, Doo-uap, Doo-uap (Gabin) ("It Don't Mean A Thing If It Ain't Got That
Swing") brano di indiscusso successo dell'Estate 2002. Inoltre è sua la splendida interpretazione del brano dei Comedy Of Life , I Don't Know You,
sigla de "Le Iene", scelto inoltre per lo spot televisivo della "Twingo".
Il 28 maggio 2004 è uscito Kiss Me, che racchiude una serie di interpretazioni di brani appartenenti alla nostra storia, al nostro songbook,
come la stessa Sortino ci dice, il tutto su ottimi arrangiamenti curati dal pinaista Renato Chicco .
Si tratta di un progetto veramente unico e originale. Nell'album la voce limpida e sensuale di Francesca è accompagnata dalle armonizzazioni e
rielaborazioni ritmiche dell'arrangiatore e pianista Renato Chicco, che arricchiscono i brani dello spessore sonoro del jazz e del calore della popular
music, rendendoli affascinanti e godibili non solo per gli appassionati del jazz.
Parliamo per prima cosa del tuo nuovo CD,
Questa idea è nata come una sfida e un gioco insieme. Sentendo queste belle melodie, ci sono delle cose che ci appartengono,
sono melodie che fanno parte della nostra cultura, è il nostro songbook, diciamo. E allora mi sono detta: "Vorrei dar loro un suono nuovo"..
però era già stato fatto questo esperimento di fare le canzoni italiane con delle riarmonizzazioni jazzistiche da molti musicisti di jazz italiani,
ed erano anche state cantate, ma in italiano. Per cui tutti gli esperimenti fatti, tutti i dischi che avevo sentito erano tutti stati cantati nella
lingua originale, e cioè l'italiano. Però, cantati in italiano mi sembrava che ci riportassero un po' troppo all'originale nel senso che alla fine non
apportassero poi nulla di nuovo nel senso sia del fraseggio che dell'esplorazione dal punto di vista del sound. Siccome l'inglese è la lingua del jazz,
perché il jazz è una musica afroamericana, non è una musica italiana (ci appartiene perché è diventata linguaggio universale però non è nostra)
ed è cantata in inglese, cioè, ha quel suono che è dato dalla lingua inglese, come la musica brasiliana ha quel suono dato dall'accento brasiliano
e quindi io canto in inglese perchè ho sempre cantato jazz, ho sempre cantato gli standard, i grandi classici, ecc. e volevo far sì che certe melodie
potessero essere belle anche se strutturalmente magari sono un po' diverse dalle composizioni di Gershwin e Cole Porter, hanno una diversa struttura. Però alcune le ricordano molto. Per esempio Carlo Alberto Rossi è un compositore italiano che ha scritto in un periodo in cui era molto influenzato da quello che proveniva dagli Stati Uniti, e dunque anche la struttura del pezzo assomiglia molto agli standard, ed anche il tipo di melodia. Per cui ho pensato di voler fare questa cosa: di rendere degli standard anche delle canzoni…. che poi alcune sono canzonette, tipo "Cosa Hai Messo Nel Caffè" o "Luglio" per esempio, di Riccardo del Turco che non sono propriamente degli standard… Ma riarrangiate e cantate in inglese sembrano dei pezzi jazzy, sembrano proprio degli standard. Quando canto questi pezzi non mi sembra di cantare qualche altra cosa. Mi sembra di cantare il jazz, per cui lo interpreto in quel modo e mi sembra di cantare un pezzo di Arlen, o di qualsiasi altro autore americano.
La scelta dei pezzi è stata comunque abbastanza limitata nel senso che siccome il disco è prodotto e distribuito dalla Sugar, abbiamo attinto dalle
loro edizioni, dal loro carnet di brani, per cui abbiamo dovuto scegliere tra quelli. Non ci sono brani di Luigi Tenco, Gino Paoli, di grandi autori.
Sono stati esclusi perché non c'erano. Abbiamo però scelto il meglio che c'era in un catalogo che includeva anche pezzi più datati, tipo
"Addormentarmi Così", che era un pezzo degli anni '40, un pezzo meraviglioso, che sembra veramente una canzone di quelle "serie" (ride).
Oppure "Se Tu Non Fossi Qui" di Carlo Alberto Rossi, o "Amore Baciami", che è molto conosciuta, poi "Azzurro" di Paolo Conte….e come pezzo
antico c'è quello di Donizzetti "Te Vojo Bene Assaje" che è del '700, oppure quello degli anni '30 di Bertini "Le Ultime Foglie", che tradotto in
inglese è "Autumn". Ci sono delle "chicche" anche datate. Comunque è un album di jazz questo. Non è un album né crossover, né altro. E' classico,
con arrangiamenti classici.
In questo periodo capita spesso di sentire alla radio una canzone che si chiama "Namorada". La canta Francesca Sortino.
Mi piace perché è uno di quei pezzi che ti fanno pensare alla sabbia che ti scorre tra le dita. È un sound che assomiglia all'estate, al tepore dopo un bagno di mare. È un misto di America anni Settanta e Brasile. Fatto sta che anche Rosario Fiorello se n'è invaghito e, voci di corridoio, dicono che piace molto anche a sua moglie.
Che vi devo dire, continua Francesca, è divertente assistere all'ascesa di una stella in tempo reale, in fondo sono piccole soddisfazioni che fanno bene. Mi sento tronfia come un pavone, l'idea che io e Fiorello stiamo lanciando questa stupenda cantante insieme, mi diverte assai. Infatti un giorno che la Sortino sarà ultrafamosa, potrò dire di averla intervistata praticamente per prima. Certo, perché ne dubitavate? L'ho subito contattata e prenotata per questa intervista, immediatamente dopo aver ascoltato tutto il cd che si chiama "The music I play". Francesca canta in inglese, anche perché ha fatto sempre parte di band che giravano il mondo. Eh, sì, è stata in un sacco di posti. Ma questo lo leggerete nell'intervista. Ha una voce morbida molto personale e sicuramente una propensione naturale per i suoni jazzati. Solo che non canta propriamente jazz, almeno non solo quello. Il bello è che ha veramente un suo stile personale, che risulta nuovo, zampillante come una fontanella d'estate. È caldo, ma fresco. Insomma descrivervelo è un'impresa. Dovete ascoltarlo, poi fatemi sapere però, sono curiosa del vostro parere.
I Nuovi artisti jazz?
Le nuove stelle straniere tipo M. Bublè, P.Cincotti e compagnia suonano molto edulcorati, preferisco ascoltare la magia di Shirley Horn, Joni Mitchell, Dinah Washington, Elis Regina, Nat King Cole etc etc. insomma in questo clima "vintage" opto per l'originale. Ma sono anche curiosa e ora sto ascoltando un disco di Madeleine Peyroux che è in maniera inquietante canta "come" Billie Holiday, ma il disco è bello, ha un'atmosfera e quindi lo consiglierei. Anche l'ultimo di Diana Krall ha il suo carattere.Sul fronte italiano c'è un disco poi che mi hanno regalato ultimamente del trombettista Giorgio Li Calzi "Tech Set" tutto un altro genere ma molto buono.
Il nuovo lavoro "The Music I Play" è l'emblema della crescita della sua carriera da jazzista.